Le mostre

TERRAZZA MARE, LIGNANO SABBIADORO (UD)

Identità temporale

Personale di Valter Adam Casotto

Una novità assoluta ha aperto il Festival Maravee Fiction: l'anteprima internazionale, nell'ambito di un progetto pubblico, dell'artista Valter Adam Casotto, vincitore nel 2016 del David di Donatello come migliore makeup artist.

Approdato alla scultura iperrealista, alla fotografia e al video dalla sua celebre esperienza come truccatore prostetico cinematografico, dove ha plasmato personaggi per pellicole del calibro di "Lo Hobbit", "Harry Potter", "Prometheus", "X-Men", Casotto indaga il concetto di tempo attraverso la trasformazione del corpo umano. Tra vero e fiction, in un viaggio che conduce l'infanzia nel mondo adulto e la vecchiaia nella giovinezza.

Identità temporale raccoglie l'essenza poetica di questa ricerca, incentrata sulla frizione tra le valenze scientifiche, antropologiche e sociali della temporalità e la percezione soggettiva dello scorrimento temporale.

Il tutto a ridosso del corpo umano, in presa diretta sulla pelle, le vene, le rughe, i peli, i tendini, che l'artista è in grado di riprodurre con risultati assolutamente sorprendenti, proprio grazie alla sua pratica come truccatore prostetico.

Un virtuosismo tecnico che dal mondo del cinema Casotto catapulta nel mondo dell'arte, a ridosso di opere dal forte impatto sensoriale e concettuale, in cui l'indagine filosofica e percettiva del concetto di tempo scava nel profondo della psicologia e dell'emozionalità.

Con un lavoro in cui il percorso autobiografico è talmente vero e intenso da smovere condivisioni e partecipazioni collettive.

Identità temporale eleva il protagonismo del corpo in diretta relazione con la mente e l'emozionalità. E nella tensione fra verità e finzione inscena, tra le opere di Casotto, una performance coreutica e un'azione di Body painting con Maria Anna Deidda e Davide Avitabile, su coreografia di Erica Modotti dell'Atelier EnidUDanza – ADEB. Per tatuare sul corpo danzante e mutante i disegni infantili dell'artista che crea l'identità temporale del sé e dell'altro da sé.

MUSEO CIVICO DI PALAZZO ELTI, GEMONA DEL FRIULI (UD)

FINGERE LO SPAZIO PER FERMARE IL TEMPO

Personale di Peter Demetz

Con questa mostra il viaggio visionario del Festival Maravee Fiction prosegue riconfermando la scelta di affondare nel vivo e nell'intensità di una singolare poetica artistica attraverso la messa in scena del Solo Show.
Grande innovatore della scultura lignea, che ha saputo tradurre in chiave contemporanea i virtuosismi tecnici della sapienza artigianale, Peter Demetz affronta e intreccia due delle quattro sezioni entro le quali si dispiega l'intero Festival: il Tempo e lo Spazio.
Temporalità e spazialità magicamente tese fra realtà e finzione, che a loro volta sollecitano una riflessione anche sulle categorie dell'Identità e della Comunità, portando sulla scena dell'arte questioni legate alla psicologia e alla sociologia.
Con dodici gruppi scultorei, Demetz narra la finzione di spazi e scene in cui la figura umana appare sospesa in un'atemporalità raffinata e introspettiva, densa di pensieri, storie, gesti, posture ed espressioni, sulle quali ognuno può costruire il proprio percorso immaginifico, teso fra la veridicità delle figure scultoree e l'astrazione minimale degli spazi che le accolgono.
Alla risoluzione minuziosa dei corpi e degli abiti, in cui la materia lignea narra la finzione d'incarnati e tessuti, l'artista contrappone la genericità dei luoghi, fondati su trabocchetti visivi e concettuali che spiazzano l'osservatore disponendolo a una narrazione in divenire.
Demetz finge lo spazio per fermare il tempo, sollecitando lo stupore innanzi alla sorpresa. Quella di uno spazio diverso da ciò che ci appare di primo acchito. Grazie a un sapiente controllo della luce interna e alla realizzazione di pavimenti ascendenti, gli ambienti delle sue opere appaiono come spazi in prospettiva, connotati quindi da una profondità che in realtà è compressa, come si constata avvicinandosi e interagendo.
Sono stanze vuote e asettiche, percepite da un unico punto di vista, che Demetz inscena come fossero probabili "teatrini dell'esistenza", dove il tempo si ferma e l'emozione si congela. Ma la presenza delle figure umane cambia il registro percettivo, concettuale ed emotivo. Perché sono proprio queste donne e questi uomini, scolpiti nei dettagli delle loro posture ed espressioni, a conferire alle stanze asettiche il ruolo di contenitori di narrazioni individuali e collettive.

CASTELLO DI SUSANS, MAJANO (UD)

COME SE…

La mostra/spettacolo intitolata Come se… - a suggerire il flusso mentale del Come se….fosse vero…. Come se….fosse falso, Come se…esistesse, Come se…lo immaginassi… - rappresenta il cuore pulsante dell'intero Festival. Perché negli ampi spazi dislocati sui tre piani del castello mette in scena la commistione collaborativa fra i diversi linguaggi contemporanei dell'arte visiva e dello spettacolo. Entro una complessa trama narrativa tesa fra dimensione concettuale, sensoriale ed emozionale, che si eleva a energico e vitale teatro dell'arte, dove il tema della finzione che assottiglia il suo limite con il reale si articola nell'intreccio di quattro sezioni: Comunità /Identità / Spazio / Tempo.
Il viaggio nel Come se… inizia con le sale di Gaetano Bodanza, dove la tensione fra vero e fiction solca il sentiero dell'immaginario collettivo. Avvolto nella finzione del cinema hollywoodiano, nel protagonismo dei personaggi di Disney, ha il colorato sapore di una Comunità ironicamente rappresentata dall'imperante figura scultorea di Superman, che accoglie il visitatore nella prima sala espositiva.
Alle sue spalle, la finzione affronta il concetto di Spazio. Con le fotografie di Maurizio Ciancia, che seleziona dalla realtà facciate di edifici, muri con finestre, porte... E' uno sguardo mosso da una regia pittorica, che elude la visione prospettica e vede oltre il caos quotidiano, per catapultare la presunta banalità di una visione ordinaria in una nuova visionarietà concettuale ed emozionale.
Con i suoi video Tanja Vujinović rappresenta il tripudio della fiction, ottenuto nell'invenzione di due viaggi visionari, uno in cui il corpo umano si fa roccia tra le acque; l'altro teso tra natura e cultura, dove fra alberi, specchi d'acqua, virtuosistiche sculture e architetture, l'essere umano cammina e corre nel respiro di un nuovo mondo.
Lo sgambetto tra realtà e finzione prosegue sul fronte dell'identità con Carmine Calvanese, con un video in cui il corpo umano nasce dalle spore vegetali come individuo nuovo, destinato all'esplorazione di un mondo incantato e gioiosamente ludico, che sfocia in sculture e fotografie.
Con Valter Adam Casotto la riflessione del "Come se…" affronta le categorie del Tempo e dell'Identità, che nella scala maggiorata della mano e dell'orecchio, degli orologi e del busto di Rita Levi Montalcini, comprimendo passato, presente e futuro, ci lascia sospesi alla ricerca della verità dell'Essere.
Il video di Uršula Berlot Pompe & Sunčana Kuljiš Gaillot ci lascia sospesi lungo un sentiero ipnotico-meditativo capace di condurci in un paesaggio acquatico dematerializzato o, al contrario, in un paesaggio montano costituito da nervi e recettori digitali, che tra realtà e finzione accoglie il volto scultoreo della Montalcini.

GALERIJA LOZA, CAPODISTRIA (SLOVENIA)

USO O CONTEMPLO?

Personale di Enej Gala

Giovane emergente dell'arte slovena, Enej Gala porta sulla scena del Festival la relazione vero/fiction che tra arte e design sottende la funzione d'uso e la contemplazione dell'opera. Con la serie dedicata agli "oggetti riparati", l'artista ridà vita sensibile e concettuale a forbici, occhiali, fucili, bicchieri, tazzine, teiere, cacciaviti…. e persino prese elettriche! Sono piccoli indizi di una quotidianità recuperata, "aggiustata", ripensata e quindi ri.-trovata.
Tracciano il felpato e pensante passo di un cammino diretto dalla profonda consapevolezza del sé e dell'altro da sé. Dove vivo, dove abito, con cosa e come mi relaziono? Nulla passa inosservato e impensato, se anche il più banale oggetto subisce una stravolgente trasformazione, che lo inghiotte in un processo di traslazione dal qui all'altrove. Enej Gala ci conduce per mano in questo intrigante sentiero che svela il senso della meraviglia sul sottile confine fra realtà e visionarietà. Lo fa inscenando una dimensione surreale che per Maravee Fiction si concentra sulla trasformazione di ordinari oggetti quotidiani riconvertiti in altro da sé, dove la loro funzione d'uso si congela nella negazione del gesto umano e nell'impossibilità di elevare l'oggetto all'utilizzo per il quale era stato pensato e realizzato.
Nel passaggio da oggetti d'uso a piccole sculture o installazioni, il lavoro di Gala mette in scena il protagonismo d'insoliti personaggi, tesi fra oggetto e soggetto, funzione d'uso e identità. A volte l'oggetto diventa un animale, come il forcipe virato in pellicano o il fucile che svela quasi lo stato embrionale di un essere al quale spunta un'ala o, ancora, le tazze che potrebbero essere insetti in formazione o entità in decomposizione. Poi affiorano veri e propri "personaggi" immaginari, come quelli suggeriti dalla mutazione dei cacciaviti, impegnati in posture ginniche; o quelli ottenuti smantellando e ricostruendo le prese di corrente, che si ergono in un magico stato d'equilibrio precario. Tutti insieme concorrono alla formazione di una brulicante moltitudine d'insolite e bizzarre figure, nate da un'attenta osservazione della realtà, trasfigurata con una sottile e debordante vena ironica.